La balena d’acciaio spiaggiata al Giglio

Sarà difficile rimuovere dalla mente l’immagine della nave da crociera Costa Concordia adagiata su un fianco, a pochi metri dall’Isola del Giglio. Quello che è accaduto è incredibile e assurdo. Incredibile perché con il livello che ha raggiunto la tecnologia – e con essa la strumentazione elettronica applicata alla navigazione – pensare che una nave da crociera così imponente vada a schiantarsi su uno scoglio, a pochi metri da un’isola, è difficile da accettare. Paradossalmente se a guidare la nave, in quel momento, fosse stato il computer di bordo, non sarebbe accaduto nulla di grave. Invece l’uomo, con la sua voglia di sfidare i limiti, ha causato un disastro. Per ora i morti sono sei, ma è ancora imprecisato il numero dei dispersi (più di dieci). Ciò che è accaduto oltre che incredibile è qualcosa di assurdo, dicevamo. Assurdo perché non ha una spiegazione logica. Cos’è stato, un gioco, uno scherzo, una sfida? E poi tutte quelle bugie dette dal comandante, per cercare di mascherare le proprie colpe. “Nessun problema, solo un black-out elettrico”, pare abbia detto l’ufficiale di più alto grado della Concordia, il comandante Francesco Schettino. Che più di una volta ha mentito alla Capitaneria di porto sull’effettiva gravità della situazione, negando addirittura di aver abbandonato la nave. Cosa che ha fatto mentre a bordo c’erano ancora alcune centinaia di persone, in attesa di mettersi in salvo. Il comandante è l’ultimo che deve lasciare la nave, dice la regola del mare. Non è una storiella da film, è davvero così. Fa parte di quelle norme che non c’è neanche bisogno di codificare, come l’obbligo di prestare soccorso se si avvista un uomo in mare. Si fa, punto e basta.
La nave, accasciata su un fianco, davanti all’Isola del Giglio, una delle perle dell’arcipelago toscano, ricorda, tristemente, una balena spiaggiata in riva al mare. Un enorme cetaceo che ha perso la vita. E non per colpa della natura ma solo per la stupidità dell’uomo. Alla Giustizia il compito di accertare le responabilità penali e stabilire il risarcimento dei danni. Ma questo è un altro discorso. Noi continuaimo a porci la stessa domanda, senza riuscire a trovare una risposta: perché?

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