Vince Gingrich? Obama si frega le mani

Tremenda batosta per Mitt Romney nelle primarie del South Carolina, surclassato da Newt Gingrich con dodici punti di distacco (40% contro 28%). Si riapre, dunque, la corsa per la nomination repubblicana. Anzi, dopo appena tre tappe (Iowa, New Hampshire e South Carolina), inizia la corsa. Romney, sostenuto dall’establishment del Gop, ha pagato una serie di errori imperdonabili: primo tra tutti l’imbarazzo che ha mostrato nell’attacco mossogli da Gingrich sulle tasse. Ha cincischiato più di una volta senza accettare la sfida di rendere nota la propria dichiarazione dei redditi, dicendo di volerlo fare ad aprile, una volta incassata la nomination. Ha dato l’impressione di voler nascondere qualcosa, di non essere trasparente. Sentendo “l’odore del sangue” Gingrich ha avuto buon gioco nell’affondare i colpi. Poi è uscita la storia, piuttosto imbarazzante per l’ex governatore del Massachusetts, dei fondi alle isole Cayman, il paradiso fiscale. Last but not least, l’accusa di essere un falco della speculazione, che sventra le aziende, taglia posti di lavoro e diventa ricco alle spalle dei poveracci. L’etichetta di falco è stata sapientemente confezionata in uno spot negativo, che l’assegno da cinque milioni di dollari di Sheldon Adelson, miliardario amico di Gingrich, ha permesso e permetterà di trasmettere in tv fino allo sfinimento. In tutto questo la destra conservatrice del partito repubblicano, che non ha mai amato, non ama e non amerà mai Romney, rialza la testa. La corsa delle primarie del Gop va avanti e, in Florida (31 gennaio), dove tutti i sondaggi davano e continuano a dare in testa Romney, si preannuncia un nuovo bagno di sangue per il candidato moderato. Intanto, per non bruciarsi, l’ex governatore del Sunshine State, Jeb Bush (che fino all’altro ieri tifava Romney), ha fatto sapere di non volersi schierare né per l’uno né per l’altro. Ritirata strategica? In tutto questo baillame c’è una persona che gode tremendamente. E’ Barack Obama. Gode perché la battaglia tra i repubblicani si preannuncia più lunga e logorante del solito, e questo non può che avvantaggiare lui. Inoltre, visto che quasi sempre la sfida per le presidenziali si gioca al centro, tra gli elettori “moderati” e indipendenti (cioè non schierati apertamente né coi repubblicani né coi democratici), un uomo come Romney, pur tra mille difetti, aveva ed ha quelle qualità, soprattutto in termini di pragmatismo – e di competenza economica – in grado di impensierire il presidente. Qualità che Gingrich, che pure prova ad accreditarsi come l’erede morale di Reagan, non ha. Particolare curioso, evidenziato da Federico Rampini su Repubblica: per battere Romney Gingrich ha usato argomenti di sinistra, contro i privilegi fiscali dei ricchi, contro il capitalismo speculativo dei finanzieri che distruggono aziende e posti di lavoro (Bain Capital). E’ difficile che questo non faccia arrabbiare la parte più ricca dell’elettorato repubblicano, quella pronta ad aprire il portafoglio finanziando un Super Pac (senza limiti). Gingrich farà di tutto per riposizionarsi al centro, ma con quanta credibilità? Tra i repubblicani, intanto, comincia a rifarsi sentire l’incubo del 1976, quando si arrivò a una “convention aperta”, cioè senza un vincitore (i due sfidanti erano Reagan e Ford). Si tratta di un incubo perché questa situazione, oggi come allora, finirebbe con l’inebolire troppo il Gop a tutto beneficio di Obama, che avrebbe gioco facile per ottenere il secondo mandato alla Casa Bianca. Ancora frastornato per la sberla rimediata in South Carolina Romney ha deciso di rendere pubblica la propria dichiarazione dei redditi… vedremo cosa accadrà d’ora in poi.

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