Le origini di Ideelibere

Si ritrovavano al Caffè dell’Ussero sognando di rianimare il confronto culturale in seno alla facoltà di Scienze politiche di Pisa. Ci riuscirono, anche se per poco tempo. Si concludeva nella primavera del 1996 l’esperienza di un giornale universitario che ha lasciato un’impronta indelebile nell’humus culturale dell’ateneo pisano. Si chiamava “IL – Informazione Liberale” e aveva un solo scopo: il dibattito fra idee diverse improntato non sulle ideologie ma su fatti concreti, con l’obiettivo di scardinare l’appiattimento figlio dell’egemonia vetero comunista. Appena usciti allo scoperto, gli studenti-giornalisti di IL furono attaccati dal “Collettivo”, il gruppo di estrema sinistra figlio della Pantera del 1990. Fascisti. Fu questa l’etichetta affibbiata ai ragazzi di IL al cui interno, caso più unico che raro, convivevano diverse anime politiche: socialisti, repubblicani, democristiani, liberali, radicali, nazionalisti, monarchici. Tradizioni e culture apparentemente lontane e inconciliabili, ma tenute insieme dalla condivisione di un progetto: confrontarsi, aprirsi ad un mondo in cui la partecipazione ha senso solo se concepita all’ombra del partito comunista o dei gruppi cattolici.

Era la metà degli anni Novanta e il confronto sulle foibe, le case chiuse, la legalizzazione delle droghe leggere e il rientro dei Savoia in Italia anticipò di parecchi mesi il dibattito, su questi stessi temi, che si sviluppò sui principali quotidiani del paese. Il giornale ben presto fu costretto a sospendere le pubblicazioni perché “clandestino”, ossia non in regola con le leggi sulla stampa, che richiedono un direttore responsabile iscritto all’Ordine dei giornalisti nonché la registrazione in tribunale.

Mettere nero su bianco i propri nomi e rispondere in prima persona di eventuali reati e/o diffamazioni non era sufficiente. Qualcuno pretese – e ottenne – di mettere il bavaglio alla libertà, intimando a quel gruppo di ragazzi di sospendere la pubblicazione del giornale. Eppure da anni a Scienze politiche e in altre facoltà circolavano giornalini, tutti clandestini ovviamente, ma nessuno aveva mai osato pretendere che fossero in regola con la legge.

Quando i funzionari della Digos domandarono agli studenti che stampavano IL di quale partito fossero, vedendosi rispondere “nessuno” non riuscirono a comprendere come questo potesse essere possibile. Era inconcepibile che un gruppo di studenti senza alcuna guida si mettesse a lavorare in nome della libertà, senza padrini né protettori.

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